Spazio

Le missioni Apollo 1

Saturn V

Volare sulla Luna è stato e sarà ancora un sogno per molto tempo, ma per alcuni uomini è stato realtà. Il missioni Apollo della NASA hanno permesso che ciò accadesse. Durante la Guerra Fredda lo spazio era uno dei terreni di scontro e la Luna un obiettivo assai prestigioso. Mentre la Luna sovietica andrà in contro al fallimento, quella statunitense procederà decisa. L’obiettivo era raggiungere la Luna prima del nemico.

Sin da subito si proposero diversi scenari per raggiungere la Luna. Partire con un unico missile verso la Luna, effettuare più lanci di missili i cui veicoli s’incontrano in orbita per poi partire ed infine la realizzazione di una stazione spaziale e di veicoli che da questa facessero da spola verso la Luna. La politica ha fretta e vince la prima opzione. Ma il missile unico è fuori portata, occorre spezzettarlo in stadi cercando di ridurne il numero ed il peso. Una proposta è quella di dotarlo di propulsori atomici, ma verranno scartati in favore di propulsori tradizionali. Anche il veicolo che dovrà atterrare sulla Luna si evolve da un veicolo unico, ad un veicolo con una capsula per il ritorno, finché passa l’opzione poi concretizzata, ovvero quella di realizzare veicoli diversi per ogni fase del volo.

Saturn V, capsula Apollo e modulo di allunaggio LM

Mentre procedono gli studi, numerose sonde spaziali sbarcano sulla Luna per verificare la compattezza dei terreni lunari e verificare eventuali problemi dovuti al terreno ed alle condizioni ambientali. Alla fine la configurazione finale diventa quella di un grande missile a tre stadi, il leggendario Saturno V. Nell’ultimo stadio è contenuto il modulo lunare, inizialmente chiamato LEM (Lunar Excursion Module), poi semplicemente LM, sopra al quale è ancorata la capsula Apollo con il suo modulo di servizio. In cima a tutto il razzo d’emergenza, che deve sganciare ed allontanare la capsula in caso di problemi al missile. Per l’assemblaggio finale del Saturno V la NASA realizza un grande ed edificio che funge anche da ricovero per il missile in caso di maltempo. Uno speciale trattore trasporta rampa e missile alla postazione di lancio.

Missione Apollo

La potenza dei cinque propulsori principali del missile è tale che alla prima accensione di collaudo le vibrazioni vengono captate anche da sismografi sparsi per tutti gli USA. Tali vibrazioni inaspettate costringeranno i progettisti a rivedere la sagomatura degli ugelli dei razzi. Questo per evitare pericolose vibrazioni al missile stesso e renderli più efficienti.

Viaggio verso la Luna

Il terzo stadio è l’unico che deve essere spento e riacceso. Infatti, raggiunta l’orbita terrestre, il razzo d’emergenza viene attivato e si allontana liberando la capsula Apollo. L’equipaggio effettua tutti i controlli del caso, quindi riaccende il propulsore del terzo stadio per raggiungere la velocità necessaria ad allontanarsi dalla Terra. Dopo che la capsula ha catturato il LM vengono attivati i propulsori per il barbecue, il passive thermal control PTC. Per non esporre sempre lo stesso lato al calore del Sole ed al gelo dello spazio si impone una rotazione dell’intero veicolo.

Il viaggio durava circa tre giorni e talvolta era necessario impartire delle correzioni di rotta. L’ultima correzione avveniva per favorire l’ingresso in orbita lunare. Una volta in orbita lunare, due dei tre membri dell’equipaggio s’imbarcavano sul LM. Il terzo astronauta attendeva in orbita nella capsula Apollo. Il LM si sganciava, apriva le quattro zampe per l’atterraggio e iniziava la manovra d’atterraggio.

Le zampe dell’LM non erano ammortizzate. Al loro interno c’era una struttura a nido d’ape a rottura programmata. Erano però anche estremamente leggere e fragili, tanto che non potevano sostenere il peso dell’intero veicolo sulla Terra. Sulla Luna con la gravità ad un sesto di quella terrestre e gli speciali ammortizzatori, questo non fu un problema.

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